La sua Lingua

La Catalunya ha una propria lingua: il catalano.

È una lingua romanza parlata da oltre 9 milioni di persone in Spagna e principalmente in Catalogna, nelle isole Baleari, nella Comunità Valenzana e in Frangia d’Aragona.
La si parla anche in Francia nella regione di Rossignone, in Andorra ed in Italia nella provincia di Alghero.

A questi vanno inoltre aggiunti circa 350.000 parlanti che risiedono in Europa ed in America Latina.

Nella Comunità Valenzana viene parlata una variante che prende il nome di valenciano (valencià) come nelle isole Baleari dove sono diffuse varianti come il maiorchino e le subvarianti minorchino e ibizenco.

La storia del Catalano

In età medievale il catalano antico era la lingua ufficiale della cancelleria d’Aragona e dunque anche lingua di corte successivamente affiancata dallo spagnolo.
Anche i primi iberici che arrivarono in Sardegna erano di madrelingua catalana.

Il catalano conobbe, in epoca medievale, un grande splendore letterario con testimonianze filosofiche-religiose risalenti al Duecento.
Con l’avvento della dinastia asburgica al trono di Spagna, nella prima metà del Cinquecento, il catalano iniziò il suo periodo di decadenza per oltre tre secoli letteralmente sottomesso dal castigliano o semplicemente “spagnolo”.

Nel 1707 con i decreti di Nueva Planta il re Filippo V introdusse il castigliano come unica lingua dell’amministrazione, dell’insegnamento e dei tribunali nei paesi di lingua catalana, relegando così quest’ultima al solo uso dialettale.

Nei primi anni del 1800 vi furono numerosi tentativi di recupero e ripristino d’uso del catalano.
Il movimento principale fu la Renaixença, movimento letterario che diede avvio alla rinascita della letteratura catalana.
Il forte impulso alla produzione libraria, teatrale, editoriale portò al riconoscimento del catalano come lingua.

I divieti fascisti

Durante il periodo franchista il suo uso tornò ad essere proibito al di fuori degli ambiti strettamente privati e si propagò esclusivamente come dialetto e cioè come variante dello spagnolo.

Nel 1979 la fine della dittatura fascista fa riemergere la lingua all’interno della comunità autonoma della Catalogna e ne viene promosso l’uso ufficiale e l’insegnamento nelle scuole.

In Italia

In Sardegna, ad Alghero, si è conservata un’antica variante orientale che ha subito marcate influenze sia dal sardo che dall’italiano.

Qui è parlato come lingua autoctona e possiede tantissime similitudini con la lingua che si sviluppò in Catalogna tra la metà del 1300 e la fine del 1600.
In quel periodo Alghero fece parte prima della Corona d’Aragona, poi subì la dominazione spagnola, cessata la quale il catalano ha continuato a sopravvivere in città senza particolari evoluzioni, differentemente da ciò che successe in Catalogna.

Questa lingua ha influenzato parecchi dialetti e lingue regionali italiane, soprattutto nei territori in passato governati dalla corona aragonese.

Oggi e domani

La maggioranza delle persone che vivono a Barcellona lo parlano insieme al castigliano, più comunemente conosciuto come “spagnolo” e lo incontrerete con molta facilità anche nelle indicazioni stradali e nelle affissioni pubblicitarie.

Il sito internet de l’ayuntamento di Barcellona (il Comune) ha come impostazione base di lingua il catalano e così tantissime altre istituzioni ed aziende nonché quelli delle principali attrazioni turistiche.

Ovviamente la seconda lingua è lo spagnolo ed a seguire troverete l’inglese ed il francese e sempre più anche l’italiano: dal sito Barcelona Turisme vi ho “rubato” una tabella con la traduzione delle principali espressioni che vi potranno aiutare a muoverti per la città.

Non a caso durante gli ultimi eventi politici in Catalunya si sono visti tantissimi cartelli per incoraggiare al voto: cartelli che sono assolutamente scritti in catalano.

Che l’indipendenza sia cosa buona e giusta non è questa la sede per discuterne.
Io vi parlo di una città, delle sue tradizioni, della sua cultura, della sua storia.
Ed il catalano è la radice di questa città.

 

 

 

 

 

 

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