Casa Vicens, la prima casa di Gaudí

Se oggi possiamo ammirare questo gioiello che è pura follia lo dobbiamo a MoraBanc, un gruppo finanziario dell’Andorra, che il 27 marzo del 2014 ha acquistato l’edificio attuando un piano di recupero e conservazione potendo così aprire al pubblico la prima casa privata progettata e costruita da Antoni Gaudí.

 

Il genio innovativo di Gaudí 

Antoni Gaudí è sicuramente una delle figure più importanti dell’architettura universale.
Per le sue radici nell’architettura più tradizionale e sicuramente per il suo genio nella forma e nei sistemi costruttivi e strutturali dei suoi progetti.

Nelle sue opere, dalle case unifamiliari agli edifici residenziali e palazzi, dagli edifici religiosi alle numerose commissioni private, l’architetto mostra sempre creatività e visione innovativa con un linguaggio unico, personale e senza precedenti.

6 dei suoi edifici fanno parte della lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO: tra questi, dal 2005, troviamo Casa Vicens.

È il primo progetto privato dell’architetto e tutto il bagaglio accademico e artistico si materializzerà durante la sua costruzione consegnandoci la sua ferma convinzione al naturalismo ed all’astrattismo.
Non possiamo mai parlare di singoli elementi ma di un insieme di fattori.

Qui troviamo tutti gli fondamenti che incontreremo in modo ricorrente nelle sue future opere, in alcuni casi evoluti.
Qui possiamo coniare la frase “Gaudí prima di Gaudí”.

 

Da Notre-Dame de Paris agli arabi a Barcellona…

L’influenza di Viollet-le-Duc, famoso architetto francese noto per i restauri degli edifici medievali come la cattedrale parigina di Notre-Dame, è presente in questa prima opera di Gaudí con un costante intervento superando il neogotico e permeando lo spirito emergente del Modernismo.

Gli elementi più evidenti sono in stile modernista ma sono aggregati a parti gotiche con fortissimi richiami mediterranei, addirittura islamici.

Gaudí diceva della sua ricerca:

voglio un Gotico pieno di luce, che faccia ricorso all’uso del colore, un Gotico per metà marittimo e per metà continentale.

Il risultato era quindi un misto di stile mudejar e gotico.
Uno stile dai forti connotati arabi, proveniente dalle influenze artistiche dovute all’invasione moresca che terminò con la caduta del Sultanato di Granada nel 1492.
Mudéjar proviene dalla parola araba mudajjan ovvero “reso domestico” e così quest’arte estremamente ricca di particolari decorativi è stata “addomesticata” e adattata a quella che alla fine del 1800 divenne una corrente parallela del Modernismo.

Gli azulejos (dall’arabo az-zulaiŷ, ovvero “pietra lucidata”), tipici ornamenti dell’architettura portoghese e spagnola costituiti da piastrelle di ceramica smaltata e decorata, sono accostati a mattoni rossi e pietre grezze, alternando motivi verticali a motivi a scacchiera, quasi sempre in pianta quadrangolare.

Gaudí li disegna seguendo come modello i fiori presenti nel giardino della casa.
Prese spunto dalla natura circostante per le ringhiere in ferro battuto, realizzate seguendo la forma delle foglie di palma.
Tratta gli angoli della casa in modo speciale, destrutturando la rigidità del parallelepipedo progettato sulla carta nel 1878 su commissione di Manuel Vicens i Montaner conferendo una leggerezza inspiegabile.

Il giovane Antoni Gaudí inizia a farsi conoscere: è scaltro ed intelligente nel presentare al catasto un progetto “normale”, di forma quadrangolare, col fine di ottenere le concessioni comunali.
Mai avrebbe avuto i permessi presentando una simile ed estroversa palazzina in un quartiere così tradizionalista.
Modificherà quel parallelepipedo ordinario in corso di costruzione: una costante nella sua carriera.

 

L’intuizione di Manuel Vicens

Il mediatore di cambio e borsa Manuel Vicens i Montaner affida ad un giovane architetto il progetto della sua residenza estiva nel vecchio villaggio di Gracia.
Egli aveva intravisto qualche anno prima in Plaça Reial l’installazione di lampioni fuori dal comune ed era ben documentato sull’evoluzione accademica del trentunenne Antoni.
Più di tutto rifiutava il conformismo stilistico dei ben noti architetti del tempo.

L’edificio che è arrivato ai nostri giorni è il risultato dei vari cambiamenti e trasformazioni subite nel corso della sua storia e che ora formano in modo chiaro tre spazi differenziati: la costruzione originale del 1883 di Gaudí, l’ampliamento effettuato nel 1925 da Joan Baptista Serra de Martínez ed in ultimo il giardino che lo circonda.

La struttura originale della casa non è stata modificata in alcuna parte se non nell’incorporazione di una scala moderna per collegare gli spazi dei vari piani ed un ascensore che giunge fino al tetto.

 

La casa e il giardino

Al piano terra si trova l’area di accoglienza per i visitatori mentre al primo ed al secondo piano ammireremo esterrefatti ambienti unici al mondo che oggi ospitano mostre temporanee e attività contemplate nel progetto museologico gaudiano.
Per una rilassante pausa gastronomica all’estremità del giardino si trova il Café Hoffman mentre ai piani inferiori un interessante bookshop.

È un palazzo modernista senza precedenti che nel 1927 vinse il concorso annuale di edifici artistici indetto dal Comune di Barcellona.
Seppur le diverse interruzioni dovute alla mancanza di finanziamenti hanno minato l’ultimazione dell’edificio numerosi scritti originali testimoniano l’assoluta sintonia dell’architetto con la proprietà. 
Quando scoprirete la storia di Casa Milà – La Pedrera capirete di questo mio appunto!

L’architetto ispirato dall’ambiente circostante firma questo edificio ispirandosi alla flora e fauna del Mediterraneo.
Così anche il giardino ne porta la firma con palme, piante rampicanti, magnolie e rose.
Immancabile una dedica di fede cristiana, a Santa Rita, che l’artista ha collocato in una nicchia all’interno del giardino. 
Una tradizione che fa parte della storia della casa e del quartiere di Gracia che si rinnova ogni anno, il 22 maggio, con una messa solenne e la benedizione del roseto.

 

Dal seminterrato alla terrazza, l’alba di un artista

Al piano inferiore dove ora troviamo il negozio e la biblioteca della prima casa di Gaudí, originariamente c’era la carbonera.
Il tetto con le tradizionali volte catalane, che troviamo ristrutturate e recuperate perfettamente, ci separa dal piano nobile, il piano di accesso alla casa.
Qui erano ospitati gli ambienti diurni: una sala da pranzo nello spazio centrale e attorno ad essa un porticato ed una sala fumatori decorata con una piccola finta cupola dorata con uno spettacolare trompe-l’oeil con uccelli in volo e piante rampicanti come se questa stanza fosse collegata con il giardino esterno.
Il suo soffitto è formato da una struttura moresca in gesso policromo che riproduce foglie di palma con mazzi di datteri e tutte le pareti sono sviluppate con piastrelle policrome originali in verde, blu e oro.
Questa copertura che forma una sorta di boiserie è in perfetta simbiosi con la copertura di piastrelle alternate tra ocra e azzurro, in cima alle quali appaiono rose gialle e rosse dipinte ad olio.

La sala da pranzo che si trova su questo piano conserva tutt’ora i mobili originali in legno disegnati da Gaudí ed una collezione di 32 dipinti del barcellonese Francesc Torrescassana.
Qui fanno sfoggio gli ornamenti con motivi vegetali su pareti, camino, soffitto, ricoperti di piastrelle di ceramica costituendo una vera opera di arte totale.
Dalla sala da pranzo si accede alla tribuna dove una fontana in marmo ne amplia la “freschezza” dello spazio.

Le camere private e intime della famiglia Vicens si trovano al primo piano.
Due camere da letto, un bagno e un soggiorno il tutto decorato con motivi vegetali, simbolismi che invadono e penetrano in tutte le stanze.
Qui l’universo di Gaudí non ha limiti e il proprietario se ne compiacque.

Nella camera da letto la decorazione dei soffitti in ceramica riproduce un repertorio di rami realizzati con cartapesta stampata e policroma verde; le pareti ricoperte da uno strato di stucco simboleggiante canne e giunchi da un lato e felci dall’altro; tutte raffigurazioni naturali provenienti non dall’immaginazione dell’artista ma dall’ambiente circostante casa Vicens quando al tempo scorreva vicino il torrente Cassoles.

Il secondo piano di Casa Vicens ospita una mostra permanente che permette ai visitatori di comprendere la visione globale dell’edificio.
A seguito delle due riforme architettoniche questo è lo spazio che ha subito le più profonde trasformazioni.
Per recuperare la struttura originale sono state eliminate le partizioni interne che vennero create per la costruzione di due appartamenti indipendenti.
Ne risulta uno spazio pulito con travi di legno a vista e una spettacolare luminosità data dalle finestre moresche delle tre facciate dando origine a interessanti giochi di luci e ombre.

In ultima la terrazza dove Gaudí ha creato il suo primo tetto calpestabile e funzionale, non più uno spazio dove accatastare masserizie o dover stendere la biancheria.
Un leggero gioco di piani inclinati, coperti da tegole arabe, che permettono di raccogliere le acque piovane e dove trova spazio una torre incoronata da una cupola e tre camini. 
Tutti questi elementi sono stati ricoperti di piastrelle di ceramica verde e bianca mostrando l’influenza delle architetture arabe e orientali.

Sono sicuro che questo edificio entrerà nella top-ten di ognuno di voi per tanti motivi.
La sua collocazione in un quartiere inusuale ai turisti, il suo straordinario effetto WOW quando vi avvicinerete ma più di tutto alla incredibile e minuziosa decorazione che vi stupirà in ogni centimetro quadrato.

A Barcellona, non si finisce mai di scoprire quanta bellezza può esistere al mondo.

E nuovamente GRAZIE ad Antoni Gaudí.

 

Prenota il tuo ingresso per Casa Vicens

Ecco qui sotto il link per visitare Casa Vicens: scegli il tuo giorno e l’orario preferito… muy simple!

 

 

 

 

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