La casa di Barcellona: Casa Batlló

Aperta 365 giorni l’anno, dal lunedì alla domenica dalle 9:00 alle 21:00, con ultimo ingresso alle 20:00, nei mesi da aprile ad ottobre la potete visitare anche durante le speciali aperture serali, con concerti di artisti catalani in compagnia di un bel flûte di Cava.

Questo monumento cittadino è facilissimo da trovare: provenendo da Plaça Catalunya stiamo passeggiando sul lato sinistro di Passeig de Grácia.
Il largo viale ricco di vetrine di lusso e grandi catene commerciali vi accompagnerà per questo breve tragitto di neanche 10 minuti e vi accorgerete di essere arrivati probabilmente dalla gente assiepata all’ingresso.

L’inizio di un mito

Siamo nel 1902. L’ingegnere Ildefonso Cerdá ha già attuato il suo piano di riforma urbana ed il quartiere dell’Eixample è una realtà.
Isolati tutti uguali, strade che delineano una scacchiera in netto contrasto con il “centro storico” della Ciudad Vella fatto di labirintiche vie ammantate dalla storia medievale e gotica dell’antica Barcino.


In questa foto d’archivio è chiara l’idea della linearità e del canone del Piano Cerdá: quel palazzo con il tetto a punta che sbuca impunemente è Casa Amatller, del noto industriale di cioccolata che commissionò a Josep Puig i Cadafalch nel 1898 la propria residenza cittadina.

L’architetto Antoni Gaudí aveva già eretto Casa Vicens, e da quasi 19 anni era alla direzione progettuale e dei lavori della Sagrada Familia.
Il suo curriculum si era già arricchito di Palau Güell, Casa Calvet, Casa Bellsguard e Park Güell.

L’immobile al civico 43 di Passeig de Grácia venne comprato da Josep Batlló i Casanovas, un ricco uomo d’affari nel settore tessile, membro della dinamica borghesia catalana.
Deluso dalla conformità dello stabile soprattutto dal confronto con l’adiacente Casa Amatller, caratterizzata dalla facciata con motivi gotici catalani e fiamminghi, si rivolse al cinquantenne Antoni Gaudí.

Dopo aver ricevuto la totale libertà progettuale ed economica per il rifacimento della facciata e degli interni, l’architetto nel 1901 presentò all’amministrazione comunale la domanda di demolizione dell’edificio, in modo da poterne costruire uno nuovo.
In realtà l’idea di Gaudí era molto più ambiziosa assicurando alla proprietà che la sola ristrutturazione del fabbricato esistente sarebbe stata sufficiente.
Così dal 1904 per i due anni successivi Gaudí si tenne occupato lavorando alla ristrutturazione della facciata, ad una ridistribuzione delle parti interne ed aumentando di ulteriori due piani l’edificio.

La visione di Gaudí

La maturità stilistica dell’architetto era più che definita: il suo modus operandi architettonico era uscito dal mero accademismo e rifletteva una visione totalmente personale e originale.
L’esuberanza creativa è comunque legata alla funzionalità ed ogni elemento ha un suo preciso scopo, non solo decorativo o architettonico.

Luce, areazione, comodità sono gli elementi fondamentali per una “fruizione sana e confortevole del sistema edilizio”.
Così le scale, il patio, le finestre, la mansarda ed i corridoi diventano protagonisti al pari dei saloni e delle terrazze.

Se avrete effettuato il biglietto con il mio link qui di seguito avrete, oltre al prezzo scontato, anche l’ingresso prioritario senza coda!
Però datevi il tempo per ammirare l’esterno di questo palazzo che in origine era tutto linee perpendicolari e balconi dalle sagome tradizionali.

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Saremo circondati da cittadini di mezzo mondo, tutti a faccia in su ammirando così tante stranezze da non capire esattamente se stiamo entrando in una casa incantata, magica, o in un museo fantastico.

In effetti Casa Batlló è tutto questo.
Le colonne al piano terra, che appoggiano sulla passeggiata del viale, ci sembreranno zampe di elefanti.
Ed è solo l’inizio perché gli elementi zoomorfo e fantastici sono armonicamente miscelati con più riprese all’art nouveau e in qualche modo pure all’arte gotica.

La facciata

È certamente la prima cosa che attira l’attenzione del turista. Il suo movimento ondulato, vibrante è una chiara dichiarazione di negazione alle linee rette incompatibili con la natura.
In merito a questo argomento vi ho preparato un articolo speciale intitolato “Gaudí, la Natura e le Curve”.

Spariranno gli angoli e la materia si manifesterà abbondantemente nelle sue rotondità astrali: il sole vi penetrerà per i quattro lati e sarà come un’immagine del paradiso.
… e così il mio palazzo sarà più luminoso della luce.

Antoni Gaudí

L’architetto non si curò affatto di rettificare il progetto su indicazione delle autorità ed il disaccordo apparentemente formale con il genio civile era dovuto al fatto che Gaudí forniva come risposta solo degli schizzi con poche informazioni riguardo l’edificio da costruire, in questo caso da ristrutturare.

Il rivestimento ceramico, che alla luce del sole sembra liquido e trasparente, ne conferisce un aspetto fiabesco ed i dischi di maiolica frammentata e dei vetri istoriati inseriti massimizzano l’effetto di una “ribollente superficie di un’onda del Mediterraneo”.

Sembrano una manciata di coriandoli variopinti che evocano il carnevale di Venezia probabilmente potenziati dalle terrazze a forma di maschera dove ogni singola cromia esaltasse l’effetto della luce durante tutto l’arco della giornata donandole incanto.

Dice di lui Rainer Zerbst, uno dei massimi biografi dell’architetto: “si ha l’impressione di essere di fronte alla creazione di una mente staccatasi dalla realtà per immergersi nei propri sogni e nelle proprie visioni”.

I balconi della facciata sono paragonabili a più forme, dalle maschere teatrali a pipistrelli, dalle alghe marine ai crani umani, che hanno portato al soprannome popolare di “casa de los huesos” ovvero casa delle ossa, considerando anche la forma dei pilastri ben evidenti al piano nobile.

Il tutto culmina con il tetto che crea un pendio anch’esso ricoperto da tessere di maiolica più evidenti che sembrano scaglie di un rettile o di un drago, vista la sua sinuosa sagoma.
Qui trovano spazio i comignoli ed una torretta cilindrica a forma di cipolla, decorata con gli anagrammi di Gesù (IHS), Maria (M con la corona ducale) e Giuseppe (JHP) sormontata dal classico “pennacchio” gaudiano a forma di croce orizzontale simboleggiante i punti cardinali.

La leggenda del Santo

Il complesso è stato anche analizzato sotto il punto di vista storico vista la fervente religiosità dell’architetto.
Continui sono i rimandi al famoso episodio di San Giorgio che uccide il drago, appunto simbolizzato dal tetto e dall’aspetto scheletrico di balconi e colonne, mentre la torretta bianca rappresenterebbe la metafora della spada del santo.

Se capiterete mai da queste parti il 23 aprile, festa del patrono della Catalunya, oltre ad ammirare una città letteralmente invasa da rose e libri potrete ammirare le terrazze decorate con centinaia di rose rosse…

I mattoni, che Gaudí sa utilizzare in modo magistrale non compaiono mai, sempre celati da decorazioni in “trencadis”, in tutta la casa, dentro e fuori.
Il disegno della facciata principale cancellò ogni traccia del precedente progetto mantenendo però la originaria disposizione delle finestre, modellate e inglobate in quella onda che con i riflessi del sole ci incantano in una continua estasi.

La tribuna del piano nobile è l’elemento caratterizzante e l’effetto che avrete dall’interno sarà stupefacente.
E’ interamente realizzata in pietra arenaria e composta da cinque aperture tonde intervallate da colonne che sembrano ossa: queste finestre sono dotate di un particolare sistema meccanico-manuale di apertura tale da permettere una perfetta areazione dell’ambiente.
I telai della grande finestra sono in legno e nella parte superiore, per creare un effetto di riparo dai raggi solari, sono state create delle vetrate colorate.
Dal secondo al quinto piano troviamo i balconi: questi nel progetto originario non figuravano e solamente in termine di costruzione furono aggiunti.

Entriamo nel sogno

L’accesso alla casa dal piano terra già ci preannuncia per mezzo della sua vistosa scala l’idea stilistica di Gaudí.
Qui vi erano le scuderie, che tutt’ora ospitano in uno spazio ristrutturato sale riunioni e convegni.
Ceramica, marmo, ferro battuto e legno si alternano ed evidenziano sempre la cura dei dettagli voluta dall’architetto.
Porte, maniglie, campanelli portano tutte il suo marchio inconfondibile, sedie altamente scultoree e pareti che diventano arredamento.

Il piano nobile che ospitava la famiglia Batlló è diviso in tre zone: la prima che si affaccia su Passeig de Grácia dove troviamo il grande salone strutturato da tre locali comunicanti.
Intorno al cortile interno che nutre la casa della luce naturale, troviamo un vestibolo, la cucina, i bagni, mentre nella parte posteriore avremo le camere da letto e la stanza da pranzo.

Da qui passeremo alla grande terrazza interamente decorata in trencadis con lo stesso motivo che abbiamo trovato sulla facciata principale.
Gli interni si fondono e le pareti evidenziano una totale assenza di spigoli e linee rette.

Salendo le scale, noteremo nel cavedio (il cortile interno) una progressiva variazione cromatica: se ai piani bassi le ceramiche sono prettamente bianche man mano che saliamo la tonalità azzurra, turchese e blu oltremare prenderanno il sopravvento permettendo una diffusione omogenea della luce.

Nella realizzazione dei due piani aggiuntivi alla struttura esistente Antoni Gaudí ha magistralmente applicato l’arco catenario potendo così distribuire in modo omogeneo i carichi eliminando la necessità di colonne e contrafforti.
Sembra di essere dentro ad una caverna, o all’interno di una cassa toracica di una balena… Qui vi era la lavanderia e la perfetta areazione di tutto il piano consentiva di poter lavorare senza il pensiero di umidità e muffe.
Due scale a chiocciola ci porteranno alla terrazza che non è una somma di tegole ma viene sfruttata, non solo per la sua bellezza scenica,  ma per finalità funzionali quali il deflusso delle acque piovane, la ventilazione dello stabile e la già menzionata illuminazione interna.

I comignoli sono guardiani con tanto di elmetto, sempre decorati in trencadis e la plasticità scultorea delle linee che si affacciano su Passeig de Grácia completano la connotazione della personalità di questo edificio.

Anche qui ceramiche cangianti dal rosa al blu al verde… la sua linea arcuata che si snoda per tutta la larghezza dell’edificio aumenta l’immaginazione e la creatura mitologica, immobile e silente, pare che da un momento all’altro debba tornare alla realtà.

Avreste mai pensato di vivere una simile esperienza?
L’ultima volta che sono entrato in questo edificio è stato in occasione del viaggio di nozze per i cinquant’anni dei miei genitori.

La loro meraviglia, stupore e gioia difronte a così tanta estrosità si legge nei loro occhi sigillando definitivamente il mio amore per questa città.

Grazie Gaudí,
Y Casa Batlló, te echo de menos! (…sento la tua mancanza!)

 

 

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