La Pedrera, l’opera della natura

Con molta probabilità se avete cercato nel web Casa Milà potreste sentirvi disorientati vedendo che la pagina ufficiale sia www.lapedrera.com
Tranquilli, siete approdati nella pagina giusta! E fra poco vi spiego questo doppio nome.

Costruita tra il 1906 e il 1912 da Antoni Gaudí la trovate al numero 92 di Passeig de Gràcia.

Gli anni dell’aristocrazia

Siamo negli anni in cui l’architetto aveva appena inaugurato Casa Batlló, con in mano il progetto per il rivoluzionario Park Güell e da poco più di vent’anni stava seguendo il cantiere della Sagrada Família.

La borghesia catalana, attratta dall’espansione urbana maturata grazie al Piano Cerdà, iniziò ad accaparrarsi alcuni dei palazzi dell’Eixample soprattutto intorno al viale che collegava la città con Gràcia.
Qui avranno vita i migliori interventi di ristrutturazione di quei “blocchi” omogenei tra loro e uniformi per linee e stile.
Appunto, nel 1906 l’industriale tessile Batlló poté iniziare a vivere con la sua famiglia dopo aver dato carta bianca ad Antoni Gaudí per il rifacimento del suo palazzo al civico 43.

I coniugi Pere Milà i Camps, ricco uomo d’affari e proprietario di numerose industrie tessili, e Roser Segimon i Artells, borghese dal solido portato economico, godevano di una condizione finanziaria e sociale molto privilegiata che vollero esibire con un palazzo elegante, riconoscibile e lussuoso.
Per questo motivo nel 1905 acquistarono un enorme lotto su Passeig de Gràcia individuando in Antoni Gaudí l’unico architetto barcellonese capace di poter elevare il loro prestigio ed immagine per mezzo della sua già affermata e singolare arte.

Gaudí style

Come già accaduto per le sue precedenti costruzioni, Gaudí fu contestato più volte dall’amministrazione comunale in quanto molte caratteristiche del progetto di Casa Milà non rispettavano le norme previste nel Piano Cerdà.

Una colonna della facciata non concordava con l’allineamento del palazzo in quanto sporgeva sul marciapiede di un metro […]
e la mansarda superava in altezza i limiti massimi consentiti dalla legge.

Se il genio civile impugnava all’architetto simili evidenze, Gaudí, sarcastico e indomabile, rispose alle autorità con le seguenti parole:

« Diles que si quieren cortaremos el pilar como si fuera un queso y en la pulida superficie restante esculpiremos una leyenda que diga: ‘Cortado por orden del Ayuntamiento según acuerdo de la sesión plenaria de tal fecha’ »

« Se così si vuole taglieremo il pilastro come se fosse formaggio e, nella superficie rimasta lucidata, scolpiremo un’iscrizione che dice: ‘Tagliata per ordine del Municipio secondo l’accordo della sessione plenaria di tale data’. »

Alla fine la colonna non fu mutilata e pure la questione relativa alla mansarda fu risolta facendo osservare che essendo edificio monumentale, non si era obbligati a rispettare rigorosamente le ordinanze comunali.

Un terzo evento portò l’architetto a non completare la costruzione dell’edificio, seppur al termine mancavano solo lavori di finitura.
La simbologia religiosa che Gaudí aveva previsto per Casa Milà, in primis un enorme gruppo scultoreo in bronzo dorato da collocare in cima al palazzo, concependola come un santuario per la Vergine del Rosario non ebbe mai luogo.

Durante l’ultima settimana del luglio 1909, denominata Settimana Tragica, Barcellona e altre città catalane furono teatro di sanguinose contestazioni contro l’esercito da parte delle classi operaie supportate da anarchici, comunisti ed anticlericali.
Per questo motivo i Milà rinunciarono prudentemente a questo monumento mariano evitando la furia iconoclasta dei rivoltosi potendo scambiando l’edificio per un convento.

Ne nacque una animata disputa ed alla fine Antoni Gaudí si persuase abbandonando il progetto di decorazione interna ed esterna.
Furono i suoi collaboratori Jujóo e Clapés a terminare ciò che oggi conosciamo e che nel 1969 fu dichiarato monumento storico-artistico e dal 1984 fa parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO.

La facciata

Il lotto acquistato dalla famiglia Milà consta di 1.620 mq su cinque piani (più seminterrato) sviluppati intorno a due cortili: uno circolare ed uno ovale.
La poetica gaudiana è ovunque: dal seminterrato, al loft ed alla terrazza questo palazzo esula da ogni altra concezione architettonica avendo una sua propria anima.

La facciata di Passeig de Gràcia e quella di Carrer de Provenza sembrano fondersi grazie alla dinamica continuità con forma plastica e assenza di linee rette e spigoli.

Questo edificio ci permette di parlare della visione poetica di Gaudí dove la pietra grezza, lavorata e modellata ci fa percepire un’onda, ma che dà l’idea di una roccia emersa dalle acque e che nel corso di eventi geologici è stata modellata dalla forza erosiva del mare e del vento.

Non a caso Casa Milà è nota con il soprannome di “La Pedrera” ovvero cava di pietra, dove le finestre sembrano grotte o aperture naturali.
Se Casa Battló con i suoi esuberanti colori e ricercati materiali ci colpisce nell’immaginario, per poter capire meglio questo enorme “edificio grezzo” dobbiamo leggere il commento di Luca Quattrocchi, emerito professore del Dipartimento di scienze storiche e culturali dell’Università di Siena:

Gaudí dà vita a una successione ritmica e fluttuante di ondulazioni, sporgenze, nicchie, dove si assiste alla più completa e totale negazione della linea retta a favore di corposità serpeggianti “che segnano inquietanti percorsi […] di un mondo fossile che sembra pulsare di vita propria”.
E non ha alcuna esitazione a imporre alla città la sua forza visionaria.

L’uso del telaio interno di ferro come “laterizio armato” è alla base della struttura permettendo ampi spazi privi di intermezzi mentre nei balconi questa tecnica serve per supportare le lastre di vetro garantendo l’illuminazione ottimale dei piani sottostanti.

Entrem

Visitare Casa Milà oltre ad essere un viaggio all’interno dell’immaginazione gaudiana è anche un passo storico molto preciso.
Siamo all’inizio del diciannovesimo secolo ed i connotati stilistici dell’art nouveau, che qui si chiama Modernismo catalano, sono sinonimo di lusso e benessere.
Quando sarete nel primo cortile interno dinanzi alle scale per accedere al primo piano inizierete a respirare un’atmosfera magica e le emozioni inizieranno ad avere sopravvento.

Questi cortili hanno una precisa funzione di illuminazione ed areazione di tutti i cinque piani del palazzo dove gli spazi interni sono distribuiti garantendo una “comunicazione” fluida ed agevole tra le varie parti dei singoli appartamenti.

La libertà di pianta e la conseguente negazione d’uso delle murature portanti è data dall’uso magistrale di una fitta griglia di travi metalliche, dei pilastri di differenti dimensioni e delle immancabili volte catalane in laterizio.
Un approccio progettuale che anticipa le future intuizioni strutturali di Le Corbusier e dei suoi plan libre.

Gli interni visitabili di Casa Milà sono una emozione continua: cucine degne di riviste patinate e mobili modernisti di primissimo ordine.
Mi piace molto affacciarmi dalle finestre e osservare Passeig de Gràcia: quante volte la signora Milà avrà scostato le tende per scorgere la vita su questo splendido viale.
Ora è il momento di salire.  Ci aspetta uno spettacolo unico.

I guardiani di Casa Milà

Oltre la facciata del palazzo una delle caratteristiche che vedrete riprodotte più volte su cartoline, guide, gadget sono le opere che troviamo sul tetto.
Gaudí non ha mai concepito la parte alta dei suoi palazzi come un semplice agglomerato di tegole di copertura ma piuttosto ad uno spazio da sfruttare anche sotto il profilo estetico.

Tanto siamo rimasti colpiti dall’ampiezza del piano terra nel primo cortile, tanto rimarremo estasiati dalla valorizzazione che l’architetto ha saputo regalarci quassù.
Trenta camini, due uscite di ventilazione e sei sbocchi per le scale di servizio, concepiti come vere e proprie opere d’arte.
Ogni singolo elemento è sviluppato in modo unico ma sempre rispondente al pensiero gaudiano, un universo simbolico non facile da decifrare.

I camini a volte sono isolati o in gruppo, coronati da caschi che sembrano guerrieri e più volte con simboli e messaggi come l’omaggio di un cuore inciso in direzione di Reus, la città natale di Gaudí, o una lacrima, rivolta verso la Sagrada Familia.
C’è chi sostiene che questa sia stata posta proprio per testimoniare il dispiacere dell’architetto nel vedere la propria opera magna incompleta.
Il colore che viene utilizzato nel trencadis di rivestimento è chiaro, carnoso quasi crema.

Il tutto è comunque uno spazio senza fine, unico ed originale. Quasi un paesaggio lunare oppure un punto di guardia.

Le origini di tutto

Per vivere La Pedrera in un modo del tutto nuovo e scenografico, più di quello che di giorno possiamo provare, tutte le sere a partire dalle 19 potrete accedervi per assistere a GAUDI’S PEDRERA: THE ORIGINS.
È uno spettacolo fatto di musica e luci, di proiezioni e magia.

Ed ora pensiamo a quale biglietto prenotare: di giorno o di notte?

qui per il ticket Pedrera di giorno
Gaudí’s Pedrera: the Origins

Info per la visita

La Pedrera la trovate in Passeig de Gràcia, 92.
Per arrivare è comoda la Metro L3 (verde) e L4 (gialla), con fermata PASSEIG DE GRACIA.

All’ingresso vi verrà consegnata una audioguida inclusa nel biglietto d’ingresso che vi permetterà di vivere al meglio le principali caratteristiche dell’edificio e dell’architetto Antoni Gaudí.
Sono disponibili in catalano, spagnolo, inglese, francese, tedesco, portoghese, italiano, russo, cinese, giapponese e coreano.

Il biglietto d’ingresso 22,00 €.
Sono previste riduzioni per studenti, bambini dai 7 ai 12 anni (0-6 gratuito), persone con difficoltà motorie, persone con età maggiore ai 65 anni.
Orario
dalle ore 9,00 con ultimo ingresso ore 18,00

Per Gaudí’s Pedrera: the Origins, 34,00 €
Anche in questo caso sono previste riduzioni per bambini dai 7 ai 12 anni (0-6 gratuito) e per persone con età maggiore di 65 anni.
dal 15/01 al 1/03 – dalle 19 alle 21
dal 2/03 al 4/11 – dalle 21,00
dal 5/11 al 24/12 – dalle 19 alle 21
25 dicembre – chiuso
dal 26/12 al 3/1 – dalle 21 alle 23
Chiuso per lavori di mantenimento dal 8 al 14 gennaio
Visite in spagnolo, catalano o inglese a seconda dell’orario.

 

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