Lo spettacolo dei “Castellers”

La Catalunya è una fucina di esperienze molte delle quali sono concentrate a Barcellona.
Non sto parlando solo dei monumenti, delle spiagge, della movida e dei momenti enogastronomici.
Ma di quel lato culturale che è nel DNA di questa regione (che mi piacerebbe chiamarlo Stato, ma non si può, ndr.)

Qui le feste principali si chiamano “Festa major” e le piazze dei quartieri delle città, o in alcuni casi l’intero paese o borgo, prendono vita riempendosi di persone per assistere lo spettacolo popolare più antico e più atteso.
E’ un evento unico, ricco di ansia, trepidazione e tanta, ma tanta passione.
Sono i “Castellers”.

Vi riassumo in un video le sue entusiasmanti emozioni…

 

La tradizione e le sue regole

Codice, lingua e convenzioni sono vissuti da uomini, donne e bambini di tutte le età, di tutte le classi sociali, di qualsiasi condizione fisica.
Tutti quanti riuniti in “Colles” ossia aggregazioni, che creano complesse torri umane, una perfetta geometria di corpi che, sincronizzati, raggiungono il cielo.
Il ritmo è tutto e la melodia delle grallas e dei timbales, strumenti a fiato ed a percussione, permettono di seguire l’evoluzione della performance.

 

Non solo in Catalunya ma tutto il mondo

Sembrerebbe che la costruzione di queste torri umane non sia esclusiva della Catalunya.
E’ una usanza praticata, o lo è tutt’oggi, da diverse culture del mondo.
Dal Nord Africa all’India, passando attraverso l’Italia, Germania e l’Europa dell’Est.
La sua origine, che proviene da una danza tipica di Valencia, è viva più che mai come segno distintivo delle feste in tutta la regione Catalana.

E’ grazie a questa prova di unione, del saper ascoltare ma anche nel dimostrare una sana ed onesta rivalità tra i Colles, che gli ha fatto meritare l’inserimento nella lista dei beni culturali immateriali dell’Umanità dall’UNESCO.
Il più alto riconoscimento internazionale per uno degli spettacoli… più alti!

 

Conoscere i “Castellers”

Come sempre mi piace entrare nel cuore delle passioni e delle culture e volendo comprendere le parti del castello ci sono due fatti molto importanti.
Le persone e la musica.

Per quanto riguarda le persone che formano le torri tutti contribuiscono al successo.
Le torri umane dei Castellers sono l’espressione delle motto “l’unione fa la forza”.
Tutto parte dalla base, chiamata pinya (in catalano) o piña (ovvero ananas).
E’ la base del primo piano del castello ed è necessaria per fornire alla torre una solida base.

Nel nucleo ci sono coloro i quali formano le cosiddette fondamenta e che supporteranno il livello successivo.
Intorno si collocano, come contrafforti di una cattedrale, altri uomini iniziando a posizionarsi reggendo il nucleo saldo e fermo.

Poi ascendono i partecipanti alla torre che formano “El tronc” (in catalano, il tronco).
I membri del nucleo vengono presi per le braccia e messi sulle spalle dei Castellers del piano inferiore e così, ogni piano, prende forma.
Els segons, els terços, els quarts, els quints i els sisens.
Sono le parti, in catalano, ovvero il secondo piano, il terzo, il quarto, il quinto ed il sesto.
Fin quando non arrivano quattro bambini, tra i sette ed i dodici anni che costituiranno gli ultimi tre piani del castello.
Sono “El pom de dalt” (il pomo superiore) ai quali si aggiungeranno “Los doses” i due bambini che, nella totale ansia degli spettatori, si posizioneranno per formare il penultimo piano.

Ecco che arriva lo “aixecador”, il sollevatore, il bambino che forma l’ultima parte del castello conosciuto anche come “l’accucciato”.
Si collocherà sopra alla torre accovacciato, sopra a Los doses aspettando il bambino “enxaneta” che formerà la corona del castello.
Quando solleverà il braccio con il tradizionale gesto conosciuto come “Fer l’aleta” il castello si considera terminato ed inizia la discesa.

 

Tante torri, la stessa trepidazione

Pilar de sis, dos de set, tres de nou… No, tranquilli non sono impazzito!
Sono i nomi in catalano delle diverse configurazioni di questa antica usanza.
Pilastro di sei, due di sette, tre di nove sono congiunzioni di numeri che sicuramente possono sconcertare.

Un caos di figure tutte magicamente orchestrate dalla musica che è l’essenza che caratterizza i Castellers in tutto il mondo.
Questa nomenclatura è il risultato della combinazione della larghezza del castello, determinata dal numero di Castellers che compongono ogni singolo piano, e dall’altezza dello stesso, ovvero il numero dei piani, compreso la pinya (la base) e El Pom de dalt fino all’ultimo bambino.

Volendo semplificare un tre di otto è formato da otto piani di tre Castellers ciascuno.

 

La musica, il vero direttore dei lavori

L’anamnesi più chiara della storia dei Castellers è traducibile in un ballo per le feste di strada.
Assistendo allo spettacolo delle torri umane la musica potrebbe essere considerata un elemento puramente decorativo e folcloristico.
Invece è il direttore d’orchestra, che orienta e indica l’evoluzione del castello.

All’alba della giornata di festa i Grallers passano attraverso le strade del barrio, o del paese, per risvegliare tutti i Castellers e tutta la gente a suon di cornamusa.
Insieme a piccoli tamburi, formano la base musicale che animano e guidano la costruzione delle torri umane.

L’annuncio d’ingresso del Coll che formerà la torre umana, viene eseguito il “toc d’entrada” originariamente conosciuto come “il tocco d’arrivo”.
Quando i Castellers sono pronti per salire viene introdotta la melodia più attesa: il “toc de castells” il segnale di partenza.
L’incalzare della musica anima le persone, soprattutto quelle ai piani inferiori, le fortifica.
Ma soprattutto gli permette di capire a che punto è la torre, non potendo alzare lo sguardo.

Poi, d’un tratto le lacrime sgorgano dagli occhi, la fatica, non ancora conclusasi è ripagata.
Eccolo, il “toc de vermut”, la melodia che celebra la fine della performance che indica l’inizio della discesa.
Non a caso il vermut è il tradizionale aperitivo catalano e qui indica appunto “ora si va a mangiare”!

 

Essere Castellers, una tradizione anche nel vestiario

Le infinite ore di preparazione e allenamento sono ovviamente la base per la buona riuscita di una torre umana.
Se poi non ci fosse la musica non potrebbero ricevere i comandi giusti per la prosecuzione.
In realtà uno dei più importanti alleati di tutti i Castellers sono i tradizionali abiti.

Robustezza e resistenza sono le due caratteristiche principali di pantaloni in cotone, larghi e bianchi e delle camicie, del colore tradizionale del gruppo e con lo scudo del Coll inciso sul petto,
Ma più di tutto sarà la cintura nera a essere la chiave del vestiario del Castellers.
Quando la cornamusa della mattina chiamerà a raccolta tutti i partecipanti non la vedrete.

Solo entrati nella piazza verrà svolto il rituale: a coppie (perché, anche in questo caso, l’unione fa la forza!) il Casteller piroetta avvolgendosi nel drappo nero verso il compagno che lo tiene teso.
In realtà oltre a fungere da ancora facilitando l’arrampicata, se stretto bene e con forza, protegge la schiena e l’area lombare.
In ultimo completano il guardaroba il fazzoletto, tradizionalmente legato al polso, e le calzature, le espadrillas, anche se i Castellers dei piani alti sovente sono scalzi.

 

La tradizione più remota in Catalunya

La mappa dei Castellers vuole il cuore della tradizione nella zona tra Tarragona e Barcellona in una sorta di triangolo immaginario sul territorio interno verso Valls, la culla di queste piramidi umane.
Oltre 10.000 persone sono giunte a Villafranca de Penedes per assistere al Coll de Castellers più famoso al mondo.
Ed a Tarragona dal 1932 si svolge ogni due anni l’unica competizione ufficiale della Catalunya.

Negli ultimi decenni questo evento al cardiopalma si è comunque diffuso in tutta la regione, da Sabadell, a Figueres, da Lleida a Terrassa e pure in città, a Barcellona.

E se proprio non volete spostarvi da Barcellona per assistere a questa tradizione unica nel suo genere dovrete programmare con attenzione il vostro prossimo viaggio.
Per esempio il 24 settembre quando in occasione della festa più importante dell’anno, la Festa Major de la Mercé, i Castellers rischieranno di farvi esplodere le coronarie per il potente e incredibile spettacolo in programma.
Altra festa imperdibile per vivere una Barcellona unica e incredibilmente coesa, è quella in onore di Sant Jordi, il patrono della Catalunya, che si celebra il 23 aprile durante la storica Diada de Sant Jordi.

Allora? Siete pronti per passare tutta la giornata con il naso all’insù?

Intanto a Barcellona, se capitate dalle parti di Plaça Sant Miguel, a due passi dall’Ajuntament ed il Palau de la Generalitat de Catalunya potete ammirare un monumento a loro dedicato… 
Tubi d’acciaio che si intersecano dandoci il senso delle torri umane: “l’unione fa la forza”!

 

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