Palau de la Musica Catalana

Quando ci si avvicina a Carrer de Palau de la Musica si capisce che qualcosa di straordinario sta per accadere.
Siete nei pressi della sede e del simbolo dello spirito collettivo, che dal 1908, anno della sua inaugurazione, avanza verso il futuro in stato di pieno apogeo.
Valore architettonico, perfetto stato di conservazione, qualità degli eventi musicali e sociali sono tutti al secondo posto rispetto al radicamento popolare mantenuto nel tempo, e pure per la sua decisa apertura al mondo.

Vediamo un emozionante video per capire meglio quale sia questa apertura… con una sola preghiera: guardatelo fino in fondo per capire quanto sia partecipato il sentimento catalano.

L’architetto Lluis Domènech i Montaner già famoso per un palazzo nella famosa Manzana de la discordia (Casa Lleó Morera) ha completato questo progetto in soli tre anni consegnando alla città di Barcellona una delle più singolari sale da concerto al mondo.

L’origine di un progetto cittadino

Il Palau de la Música è la massima espressione del modernismo catalano, è patrimonio simbolico e culturale di un popolo che si sente identificato nella sua storia, nonché Patrimonio Mondiale dell’Umanità, dichiarato dall’UNESCO nel 1997.
Di fatto la costruzione del Palau è stata possibile grazie ai contributi della popolazione che rispose generosamente alla sottoscrizione promossa da Orfeó Català.

Ora l’entrata principale del Palau è una ala moderna fatta di vetrate che ci dimostra quanta strada sia possibile ancora percorrere con la tradizione popolare.

Orfeó Català, la fondazione

Nella storia recente del Palau è d’obbligo sottolineare due eventi essenziali.
Il primo, la costituzione del Consorzio del Palau de la Mùsica Catalana nel 1983 che ha permesso di promuovere la cultura musicale attraverso la ricerca di risorse materiali per i gruppi corali e l’organizzazione di concerti dando prestigio internazionale al panorama musicale di Barcellona.

Ogni anno più di mezzo milione di spettatori assistono agli oltre 300 concerti in programma ogni stagione.
Inoltre il Palau è aperto alle sessioni per scolaresche, alle visite culturali ed i congressi e conferenze che si tengono al suo interno, nelle diverse infrastrutture.
In secondo luogo, la creazione nel 1990 della Fundació Orfeó Català-Palau, la cui finalità principale è promuovere la cultura musicale per il riconoscimento internazionale del panorama musicale catalano.

La facciata

Tenuto conto dell’impossibilità di ampie prospettive per via della strettezza delle stradine che circondano il Palau, l’intervento dell’architetto Domènech i Montaner ha fatto si che la leggerezzaprovenisse dai rapporti visivi di prospettive lanciate al cielo dando profondità e spazio irreale.
Oltre all’uso dei materiali quali mosaici con tecnica del trencadis, con ceramiche e vetro, il Palau è un continuo contrasto con il mattone rosso ed opaco.

Si percepisce che il Palau sia una “scatola di luce” dalle tante aperture.
Il ritmo compositivo della facciata viene esaltato (dall’alto in basso) dalla cupola, dai tre archi, dalle sette colonne e da ingressi anticipati da portici con soffitti a volta.

Il mosaico della facciata è una riproduzione allegorica dell’Orfeó Català realizzato da Lluis Bru su disegno dell’architetto.
La figura femminile presiede tutto l’insieme con i principali simboli catalani quali la senyera, la bandiera a quattro strisce, e la montagna di Montserrat, riconoscibile per il suo profilo seghettato.
Il gruppo scultoreo in angolo al palazzo, ad opera dello scultore Miguel Blay e donata all’Orfeó, altro non è che l’opera La cançó popular catalana, dove una giovane, quasi come se fosse su di una polena di un veliero, guarda verso l’orizzonte e sopra San Giorgio che guida la nave mentre sostiene la bandiera.

Come per Gaudí nella Facciata della Natività, anche Domènech i Montaner utilizzò calchi di barcellonesi per la realizzazione dei vari gruppi scultorei o dei busti che troviamo disseminati su tutta la facciata: ma i più importanti sono i busti che si trovano all’esterno all’altezza del secondo piano.

Abbiamo quattro busti per mano dello scultore Eusebi Arnau.
PalestrinaBach e Beethoven nella facciata principale, ed il quarto, Wagner, in quella laterale.

Rappresentano la musica colta europea, che assieme alla musica popolare catalana, forma la parte più consistente del repertorio dell’Orfeó Català.

Perché Wagner da solo in quella laterale? Per omaggiarlo del lavoro svolto all’interno del Palau con la magistrale direzione di una sua opera.

L’atrio e le scale

Nel magnifico atrio del Palau è stata mantenuta la volontà esplicita di continuità con l’esterno.
A testimonianza di ciò i due lampioni, copia di quelli presenti al tempo nelle vie della città.

La sensazione di spazio aperto, di luminosità e trasparenza domina incontrastata e la percezione dello spettatore, prosegue attraverso le due rampe della scala principale che conducono dal foyer alla platea della sala concerti.

Il tripudio di decorazioni vi disorienteranno nel cercare un nuovo particolare da fotografare.

In realtà ora con le visite esclusivamente in modalità guidata l’accesso sarà prima in una sala minore dove viene presentata la sua storia e da queste scale si passerà, dopo la sala concerti, alla fine del tour.

La sala concerti

È senza ombra di dubbio una delle sale concerti più belle al mondo.
Uno spazio rettangolare, semplice, senza particolari invenzioni costruttive.
Ma è un rettangolo dalle proporzioni armoniose, con un palcoscenico a forma di abside.

Contemporaneamente è una struttura complessa con esuberanti decorazioni e trasparenze, per esempio nelle colonne delle balaustre.
Le colonne della sala, decorate sia nel fusto che nel capitello, ci rimandano a quelle che sicuramente all’esterno ci hanno lasciato meravigliati.
Queste servono da sostegno alle eccentriche corone di luci in cui spiccano i paralumi a forma di tulipani che si schiudono.

Dalla platea al palcoscenico noteremo ai lati due strutture scultoree.
Simboleggiano la musica universale con un busto di Beethoven tra due colonne doriche che sostengono la cavalcata delle Valchirie, e la musica catalana con un grande albero che si erge su un’idilliaca scena di alcune giovani accanto alla fontana, una allegoria della canzone Les flors de maig.

Il palcoscenico a forma di abside ospita sulla sua parete le muse, realizzate in trencadis rossiccio e unite da un mosaico di ghirlande di fiori.
Diciotto dee o muse della musica distribuite in modo simmetrico in due gruppi di nove che presentano una gran varietà di acconciature, di abiti e calzature.
Ciascuna di esse suona uno strumento differente: seguendo il programma ideologico del Palau, alcuni appartengono al gruppo degli strumenti della musica popolare ed altri a quelli della musica classica.

Il lucernario

La cosa che sicuramente ha rapito totalmente il nostro sguardo fin dall’ingresso è il grande lucernario dal cui centro sorge una cupola rovesciata.
È una delle più affascinanti opere dell’arte vetraia dei nostri tempi e conferisce insieme alle vetrate laterali la caratteristica luminosità della sala concerti del Palau.

È una goccia gigante proprio sul punto di staccarsi ma anche un sole che si espande nel cielo.
Intorno ad esso risalta il gruppo corale femminile.

Quando effettuerete l’ingresso vi ho già anticipato che effettuerete la visita guidata prima in una sala minore da concerto.
Nella Sala di musica da camera la proiezione del video vi permetterà di scoprire la nascita e la storia di questo progetto che oggi risulta essere uno dei massimi punti cardinali della musica popolare internazionale.
Subito dopo questa proiezione le guide vi accompagneranno in un salone al piano principale, la Sala Lluis Millet, un punto di ritrovo durante le pause degli spettacoli.

Da qui potrete accedere alla magnifica terrazza con le 14 colonne in trencadis tutte decorate con motivi floreali.

Quando scenderete al piano terra attraverso il magnifico scalone ritornerete al Foyer dove spicca al suo centro un bar dove potervi fermare ripensando a quanta magnificenza avete potuto vedere.

Dal 2004

Per ben 20 anni il Palau è stato soggetto a lavori di restauro e di ampliamento sempre con grande rispetto verso l’opera di Domènech i Montaner ma con una piccola strizzata al futuro ed a nuove tecniche e materiali come la grande vetrata che si affaccia sulla Plaça del Palau.
Da questa parte potremo ammirare la magnifica facciata laterale del 1906 che fino adesso era rimasta nascosta.

La piazza è racchiusa tra due nuovi edifici in cui sono esposti i materiali adoperati dall’architetto durante la fase di progettazione e di costruizione.
Il primo edificio, anno 1989, è coronato da una vetrata cilindrica dove risiedono gli uffici amministrativi.
L’altro edificio, dieci anni più moderno è stato destinato ad un ristorante, oltre ad essere l’accesso per il Petit Palau, una più raccolta e moderna sala da concerti.