Recinte Moderniste

Il recinte moderniste de l’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau, dal catalano il complesso modernista dell’Ospedale della Santa Croce e San Paolo, è uno dei più sorprendenti e rappresentativi edifici del modernismo catalano.

Sfortunatamente non è così conosciuto come meriterebbe.
L’ombra dei principali monumenti di Barcellona non gli ha permesso di tornare al pieno del suo importante ruolo sociale e culturale.

Costruito nel primo trentennio del 1900 porta la firma dell’architetto Lluís Domènech i Montaner e del figlio, Pere Domènech i Roura che ne ha ereditato la direzione dei lavori mantenendo la struttura planimetrica e variando alcune indicazioni decorative.

 

Entrare nella storia millenenaria dell’Hospital de Sant Pau

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L’Ospedale fu fondato nel 1401 dall’unione di sei ospedali esistenti in città.
La peste e la profonda crisi economica portarono dunque ad una riduzione degli spazi che si concentrarono in pieno Raval, in quella che attualmente in Carrer de l’Hospital è la Biblioteca della Catalunya.


Una magnifica veduta aerea dell’attuale Biblioteca della Catalunya.

Il consiglio direttivo, la MIA (Muy Ilustre Administración), era composta da due ecclesiastici della Cattedrale de la Santa Creu e due membri del Consejo de Ciento, un organo del governo cittadino.
Era il principale istituto di previdenza della regione catalana insieme agli ospedali di Saragozza e di Valencia e così fu fino al 1904 quando con l’affermazione del Piano Cerdà si arrivò all’esigenza di un ospedale più comodo e accessibile a tutta la cittadinanza.

I cambiamenti nella formazione sanitaria durante 1800 portarono molti medici a criticare il funzionamento dell’Ospedale ma più di tutto la sua subordinazione agli interessi religiosi, generando una vera e propria “lotta” affinché la scuola medico-ospedaliera traslasse verso una maggiore indipendenza.

Al fine di mantenere la sua ritrovata autodeterminazione, l’Amministrazione esortò la conversione in un ospedale di beneficenza privata, uno status che fu mantenuto fino al 1978.
Da allora l’ospedale fa parte della rete di servizi dell’Istituto di Salute catalano, di pubblico accesso.

La costruzione dei nuovi edifici, in pieno Eixample, a pochi passi dalla Sagrada Familia, iniziarono nel 1902 e proseguirono senza interruzioni fino al 1920 fin quando la mancanza di risorse e i continui conflitti amministrativi minarono il completamento dell’opera.

Fu la donazione testamentaria di un ricco banchiere barcellonese, Pau Gil i Serra, a permettere la ripresa dei lavori a condizione che il nuovo ospedale venisse intitolato al suo santo: per l’appunto San Pau, dal catalano San Paolo.
Dei 48 padiglioni progettati ne vennero completati solo 27: il tutto occupa un’estensione di 9 isolati in un quadrato di 300 metri per 300.
Gallerie sotterranee adattate al trasferimento dei pazienti da un reparto all’altro ed ampi giardini inviolati da ambulanze e portantini. Una ricerca di comfort interamente dedicato ai degenti.
Tuttavia, i padiglioni sono anche di grande interesse, soprattutto perché ognuno di loro è diverso dagli altri: per creare una sorta di “più ampio respiro” i padiglioni le decorazioni sono state attuate con la consapevolezza dei benefici della cromoterapia.

Il complesso fu inaugurato nel 1930 alla presenza di re Alfonso III sebbene il progetto di Lluís Domènech i Montaner non sia stato portato al suo totale completamento. 

Dei padiglioni realizzati dopo la morte di Lluís solo in quattro si continuò con lo stile immaginato e progettato: il figlio era riuscito a far riprendere i lavori grazie alla vendita dei terreni del vecchio ospedale ed al tempo del suo intervento il modernismo era una corrente architettonica oramai in declino; così preferì uno stile più sobrio.
Questo si evince nella chiesa, nel convento e nella casa della convalescenza.

 

La grande bellezza catalana

Tra tutti gli edifici più scenografico è quello principale. Qui ha sede l’amministrazione e vi si accede da un’ampia scalinata.
Su entrambi i lati ci sono le stanze della biblioteca e delle segreterie ed in uno spazio separato vi è la chiesa.


In verde i padiglioni modernisti per mano di Lluís Domènech i Montaner.
In giallo e marrone quelli edificati dal figlio Pere ed in rosso il nuovo ospedale

L’architetto ha avuto numerosi artisti che hanno collaborato con lui al progetto che al tradizionale mattone rosso trova abbinamento con maioliche decorate, vetrate e molti elementi in ferro battuto.

Sia i progressi tecnologici che l’aumento della popolazione portarono all’esigenza di una ulteriore espansione: il divenire della clinica ospedaliera in centro di ricerca universitaria portò alla progettazione di nuovi padiglioni tra i quali il più importante l’Istituto di Urologia (Fundació Puigvert), l’unica parte privata di questo complesso.

 

Il recinte moderniste che guarda alla Sagrada

L’ingresso principale del recinte moderniste de Sant Pau è orientato a quarantacinque gradi rispetto all’Eixample. 
Il suo sguardo verso la Sagrada Familia non è una motivazione religiosa. L’architetto voleva sfruttare il vento proveniente dal mare per ventilare l’ospedale ma molti ritengono che Montaner abbia orientato l’ingresso in questo modo per rompere con la struttura a griglia del Piano Cerdà che a lui non piaceva.

Gli vari stili architettonici utilizzati in modo magistrale e in sequenza ordinata sono il gotico, il neo-gotico, il mozarabico e gli stili architettonici germanici, come ad esempio nella torre dell’orologio.

Le due cifre che vi troviamo sono la data di inizio 1905 rappresentata dalla lettera greca alfa e la data di completamento, il 1910, rappresentata dalla lettera omega.

Nella facciata le quattro statue rappresentano le tre virtù teologali (la fede, la speranza e la carità) più la quarta, il lavoro. 
Domènech sosteneva che l’uomo dovesse dimostrare queste tre virtù attraverso azioni o opere.

All’interno del padiglione principale archi e colonne rappresentano un giardino di piante medicinali: infatti in passato negli ospedali queste piante venivano coltivate per la creazione dei propri farmaci.
Così sarebbe dovuto essere anche per l’Hospedal de San Pau, giardino che però non venne mai allestito.

Una particolarità che si evince dalla planimetria è la divisione dei padiglioni per nomi maschili e femminili.
Infatti l’ospedale è stato progettato per differenziare i pazienti tra uomini e donne: i primi in padiglioni con i nomi di santi, mentre le donne con nomi di sante o vergini.

 

L’armonia architettonica 

La preoccupazione dell’architetto per l’armonia e la simmetria del complesso si evince nei padiglioni che dall’ingresso principale fino in fondo crescono in altezza creando una piacevole prospettiva.

 

Il nuovo ospedale

Sul lato settentrionale del complesso modernista oggi troviamo un nuovo grande edificio che ha sostituito gradualmente tutti i servizi situati nei vecchi padiglioni.
L’inaugurazione, dopo 9 anni di lavori nel 2009, fu al centro di una enorme festa popolare.

Sul tetto del nuovo ospedale c’è una moderna pista di atterraggio per elicotteri medicalizzati per mezzo della quale di accede direttamente alla pronto soccorso o alla sala operatoria tramite ascensore.

 

Le esperienze da fare a Barcellona

Ci sono tante cose che io stesso vi suggerisco in questo blog e che puntualmente pubblico su Instagram e su Facebook.
È ovvio che se siete alla vostra prima volta barcellonese avrete più interesse per la Sagrada, Casa Batlló, la Pedrera, Park Güell, a giornate di mare, ed a tanto divertimento in giro per la città.
Sono proprio io a suggerirvi di vivere Barcellona nel modo più divertente possibile.
Però non potete assolutamente perdervi l’occasione di vivere un luogo dove vita e morte, luce e sofferenza hanno convissuto con la grande bellezza di decorazioni ed architetture moderniste, gotiche, mozarabico e germaniche allo stesso tempo.

Quando avrete concluso la vostra visita alla Sagrada, concedetevi quindici minuti di passeggiata lungo Avinguda de Gaudí in direzione nord.
Li vi aspetta la magnifica facciata dell’ospedale più bello del mondo!