Santa Maria del Pi

La bellezza della Basilica di Santa Maria del Pi (dal catalano, Santa Maria del Pino) riflette lo stile gotico catalano barcellonese e la trovate in Plaça del Pi a due passi da La Rambla.
La tradizione vuole che il nome di Santa Maria del Pi deriva dalla scoperta dell’immagine della Vergine su di un tronco di pino e con molta probabilità è questo il motivo della collocazione di uno di questi alberi nella piazza proprio di fronte al portale principale.

 

La storia della sua bellezza 

Seppur l’altare che rappresenta l’adorazione dei re Magi abbia dato come primo nome a questa basilica quello di Santa Maria de los Reyes, la leggenda del pino è quella maggiormente conosciuta e riconosciuta.
Un albero che simboleggia la purezza della Vergine, perenne come il verde del pino.

Alcune ipotesi storiche in merito all’esistenza di questa chiesa la collocano qui già alla fine del V secolo sul lato occidentale della città romana, all’esterno della prima cinta muraria.
Si parla di un piedistallo commemorativo ritrovato nelle fondamenta della chiesa gotica probabilmente utilizzato come altare cristiano.
E pure alcuni documenti corrispondenti all’anno 987 d.C. tentano di consegnarci una chiesa con annesso cimitero ma anche in questo caso nessuna traccia archeologica ha potuto confermare l’esistenza della chiesa romanica in quanto la successiva edificazione, che ci ha regalato l’attuale basilica, sembra abbia cancellato ogni precedente traccia.
Di sicuro era una chiesa molto piccola in quanto nell’archivio della parrocchia sono conservati alcuni documenti di donazioni ed acquisizione dei terreni sui quali è stata edificata l’attuale basilica medievale. 

Intorno all’antica chiesa del Pi si sviluppava la periferia romana di Barcino, riconosciuta nei documenti storici come Vila Nova del Pi, la più attendibile testimonianza dell’espansione urbana intorno alle antiche mura della città e che si concluderà otto secoli più tardi con la costruzione delle mura medievali del Barrio Gotico.

La determinante espansione della Corona d’Aragona tra il 1200 e il 1300, sia a livello territoriale che economico segnerà in modo radicale l’intera area catalana.
La società barcellonese, in particolare la sua borghesia, vivrà un periodo di grande prosperità alimentata dall’intensa attività commerciale del suo porto.
Proprio in questi anni la maggior parte delle famiglie facoltose inizieranno a costruire o ristrutturare i propri palazzi; non da meno le chiese della città inizieranno ad ampliare ed impreziosire i templi poiché inospitali per dimensioni ma soprattutto sostenuti dalle ingenti donazioni dei benestanti andando a conclamare la loro posizione di prestigio.

Le quattro chiese gotiche di Barcellona, sotto la spinta costruttiva del vescovo Ponç de Gualba, iniziano sul finire del 1200 la loro definitiva edificazione : il duomo nel 1298, Santa Maria del Pi nel 1320, Santa Maria del Mar 1329 e Sant Justo e San Pastore 1342.

Tra le date certe sull’inizio di edificazione di Santa Maria del Pi vi è quella del nuovo altare di San Clemente risalente al 1321, fatto che ci permette di stabilire l’inizio dei lavori negli anni precedenti tra il 1318 e il 1320 quando arrivò il capomastro Jaume Fabre, già annoverato per la costruzione della cattedrale.
Di certo furono riutilizzati alcuni dei materiali della precedente chiesa.

La lentezza dei lavori poi fu dovuta, oltre che alla scarsità dei fondi, anche da un importante sciopero de metà del secolo ed alla grande pestilenza che devastò gran parte dell’Europa.
L’ultima pietra viene collocata nel 1391 e la lapide commemorativa all’interno del portale dell’Ave Maria ci riporta la consacrazione avvenuta il 17 giugno del 1453.

Il XV secolo segna l’ultimazione dei lavori del campanile, della sagrestia e della canonica e nel secolo successivo l’ingresso del rinascimento catalano, che segna il grande splendore della città, vede l’arrivo di grandi personalità umanistiche e artigianali i quali doneranno alla chiesa una importanza unica nel suo genere.
La prima opera del rinascimento orafo catalano, la costruzione della seconda biblioteca pubblica barcellonese, e l’arrivo della reliquia della Sacra Spina.
Quest’ultima incoraggerà la costruzione della cripta e il portale dell’abside nonché l’istituzione della Real e Ilustre Archicofradía de la Purísima Sangre de Nuestro Señor Jesucristo una delle più influenti confraternite cattoliche spagnole.

La perdita dell’ascesa politica e culturale che investe la città nel diciassettesimo secolo, in parte motivata dal trasferimento di alcuni poteri a Madrid, segna in modo profondo la città di Barcellona e della regione catalana.
A peggiorare la situazione vi è la morte dello scultore Juan Gra, una delle personalità più amate della storia della parrocchia e della città che ci ha regalato la sontuosa pala d’altare e la decorazione dell’intera cappella.

La data della sua morte coincide con uno degli eventi peggiori della città: la Guerra di Successione con la capitolazione di Barcellona dell’11 settembre 1714.
La chiesa del Pi aveva sostenuto il ruolo di difesa della cultura cittadina svolgendo un importante lavoro sociale e umanitario: si dice che il rintocco delle sue campane infiammasse lo spirito delle persone armate…
Una serie di bombe rovinarono la volta del presbitero distruggendo la pala d’altare e i numerosi ornamenti presenti al tempo nonché la maggioranza delle splendide vetrate colorate.
Dopo l’assedio la chiesa del Pi si ritrova senza risorse, con forzieri depredati, le campane fuse ed il tempio in rovina.

La ricostruzione della chiesa sarà lentissima ma ci regalerà la costruzione di un archivio che permetterà di unificare le varie raccolte documentarie della parrocchia che erano andate disperse.
Il 1800 inizia nel migliore dei modi: in occasione della beatificazione di Josep Oriol venne attuata una campagna di abbellimento della basilica che tra le tante opere porterà all’introduzione del moderno organo europeo in Catalunya. 

Nonostante la disgregazione della congregazione del Sangre de Nuestro Señor Jesucristo, rimasta per circa 300 anni la più influente in tutta la nazione, la chiesa del Pi rimarrà sempre il punto di riferimento della città.
La canonizzazione di Josep Oriol all’inizio del 1900 porta in città eventi liturgici e festivi dall’altissima partecipazione nonostante il crescente dissapore anticlericale e anarchico che culminerà nella Semana Tragica.
Chiese e conventi saccheggiati, deturpati e incendiati. 
Tutti, tranne la chiesa del Pi.

Nel 1925 la parrocchia riceve il titolo di basilica minore e sarà l’ultima grande festa prima dello scoppio della guerra civile spagnola, un fatto che ha lasciato una profonda cicatrice in tutto il paese. 
Il 20 giugno 1936 alcuni incontrollati gruppi di anticlericali deturparono il valore artistico e religioso di alcune chiese di Barcellona. Una di queste fu Santa Maria del Pi. 
L’incendio distrusse completamente l’altare, il coro, i portali e alcune cappelle, nonché l’organo maggiore con il suo coro elevato.
Il rosone e le finestre esplosero a causa del calore all’interno della basilica e l’edificio subì notevoli danni strutturali soprattutto nelle chiavi di volta.
Sagrestia e canonica saccheggiate e bruciate, la Cappella del Sangue crollò e un alone nero avvolse le antiche mura gotiche.
L’incubo peggiore, dopo la morte dei civili aveva deturpato anche la basilica più amata dai cittadini.

A poco a poco la vita è ripresa.
Dalla comunità parrocchiale arrivarono i primi segnali di ripresa con l’intento di recuperare la dignità di questo tempio che è sempre stato un tesoro della città di Barcellona, non solo per i fedeli, ma per il valore artistico e culturale che essa ha ricoperto nel corso dei secoli. 

Nel 2011 l’inaugurazione del Museo del Tesoro della Basilica ha evidenziato questi valori a testimonianza dei 1000 anni di storia di Santa Maria del Pi.

 

Visitare Santa Maria del Pi

Santa Maria del Pi è storia, cultura ed arte. Soprattuto è la casa di una comunità. È l’alma di Barcellona.
Visitare la parrocchia vuol dire scoprire il Tesoro della Basilica che contiene un’importante collezione di orafi catalani, la cripta, ed il giardino ed il campanile finalmente aperti per la prima volta al pubblico.

Entrare nella Basilica di Santa Maria del Pi vuol dire essere visitatori che contribuiscono alla conservazione e al restauro del tempio gotico che accoglie una delle comunità di Barcellona tra le più partecipate.

Il progetto di contributo qui è singolare e partecipativo.
Vuol dire che i visitatori vengono messi al corrente del lavoro specifico che viene attuato con l’offerta di ingresso e questo mi pare un ottimo modo per creare un legame tra i visitatori e il luogo visitato rendendoli ambasciatori della Basilica.
Per dirla in parole medievali… dei nuovi mecenati!