Gaudí, l’architetto di Dio

Il 12 giugno 1926 sembrava che tutta Barcellona portasse il lutto: un corteo funebre lungo un chilometro aveva preso il via dall’ospedale di Santa Cruz nella città vecchia e si avviava lentamente verso la chiesa della Sagrada Familia.

Così di conclude la vita del massimo esponente del modernismo catalano che ha anticipato espressionismo e altre avanguardie artistiche tra le quali il surrealismo.
Gaudí era già considerato da moltissimo tempo un eroe popolare, tanto che  il governo aveva ordinato, con l’approvazione del Papa, la sua tumulazione nella cripta della chiesa ancora incompiuta (e non ancora consacrata!).
Doveva trovare la pace eterna nel luogo dove aveva lavorato per 43 anni, di cui gli ultimi 12 vivendo esclusivamente sul posto.

5 giorni prima della sua morte venne investito da un tram.
Nessuno lo riconobbe poiché pochissimi lo avevano visto di persona.
Alcuni tassisti si rifiutarono di trasportare all’ospedale quell’uomo miseramente vestito.
La pietà giunse da ignari passanti: una triste e strana fine per uno degli architetti più famosi di Spagna.

Antoni Gaudí y Cornet

Nato in una famiglia operaia il 25 giugno del 1852 a Reus, nelle vicinanze di Tarragona, non passò un’infanzia agiata oltre ad esser tormentato dalle malattie.
I dolori reumatici di cui soffriva gli impedivano di unirsi per strada con i coetanei potendo vivere la sua fanciullezza in modo adeguato.
Il tempo lo dedicava all’osservazione della natura, sua prima fonte di ispirazione per la sua futura professione.

Al maestro che spiegava come gli uccelli potessero volare grazie alle ali, il piccolo Antoni fece notare che anche le galline nel pollaio si servivano delle ali, però per correre!

La sua predisposizione di apprendere dai piccoli episodi quotidiani lo accompagneranno per tutta la vita e sarà la caratteristica fondamentale di tutte le sue opere: la sua passione per l’architettura, maturata già nel periodo scolastico adolescenziale lo porterà a trasferirsi a Barcellona per studiarla.

Nel tempo libero dallo studio lavorò presso alcuni studi urbanistici della città per guadagnare un po’ di soldi.
All’università, oltre la passione per l’architettura, lo accompagnava una tenacia fuori dal comune.

Il direttore degli studi non aveva dubbi in merito alla sua tesi: «Non so se abbiamo conferito il titolo a un pazzo o ad un genio, con il tempo si vedrà».
Gaudí, con un caustico senso dell’umorismo, avrebbe confidato al suo amico: «…ora dicono che sono un architetto!».

In effetti non sarà l’unico ad esprimere tale giudizio: io stesso ogni volta che mi avvicino ad una delle sue opere non riesco a trattenermi nel domandarmelo!

Formazione e Idee

Non più guidato da una chiave di lettura accademica e continuamente inspirato alla tradizione ed alla natura, l’inizio del suo percorso lavorativo, seppur non ancora così rivoluzionario, fu notevolmente facilitato dal clima culturale che si andava profilando in quel periodo.
Tutta via l’architettura europea  si trovava in una fase di ricerca ed apertura.
Dopo la severa epoca del classicismo ci si cominciava a liberare dalle cosiddette “regole fisse”.
Il Romanticismo aveva predicato la libertà dei sentimenti. Dai “giardini francesi” lineari e dal taglio netto erano subentrati “quelli all’inglese”, spontanei e naturali.
Riscoperto e rivalutato il Medio Evo, il Gotico riprese vita e allo stesso tempo maturò l’avversione al tratto lineare sfociando in un intreccio di linee ornamentali che sarebbero poi diventate una componente fondamentale dello Stile Liberty.

Barcellona era una città in piena espansione. Nel 1854 le vecchie mura erano già state abbattute facendo posto ad un agglomerato urbano unico nel suo genere: l’Eixample, voluto dal genio civile Cerdà.
Il rapido incremento demografico segnò lo sviluppo economico della città che nell’industria siderurgica e tessile aveva le sue colonne portanti.

Il bel Antoni dagli occhi azzurri e chioma bionda e fluente, elegante nei modi e nell’abbigliamento, poté interagire con la scena sociale barcellonese formando un suo preciso orientamento politico e idelogico potendo costruirsi una “platea” di papabili committenti.

Crescita demografica, aumento del capitale industriale, rafforzamento della borghesia, furono la fortuna per il futuro lavorativo ed espressivo dell’architetto.
Il primo incarico che gli venne assegnato fu la progettazione dei lampioni per la Plaça Reial di Barcellona: una struttura a sette bracci ravvivata dalla moderna unione di pietra e ghisa.

Se l’anno 1878 fu importante in quanto vide la conclusione del suo dottorato in architettura, lo fu soprattutto per l’incontro con l’industriale Eusebi Güell durante l’Esposizione Universale di Parigi.
Dalla cultura vivace, liberale ed economicamente ben piazzato, Güell incaricò più volte Antoni Gaudí potendo così soddisfare i propri capricci estetici.

Il Nazionalista

La Catalogna era politicamente decaduta in un ruolo subalterno che contrastava con il suo glorioso passato storico.
La dominazione romana la trasformò in centro economico di primaria importanza e durante il Medio Evo era diventata contea indipendente con lingua e proprio diritto.
L’ascesa del regno spagnolo di Castiglia andò riducendo l’autonomia arrivando, all’inizio del 19mo secolo, addirittura a vietare l’uso della lingua catalana nelle scuole.
Per i catalani il rifiorire del Medio Evo e la riscoperta del gotico significava molto di più di un fenomeno culturale ed artistico.
Aveva un connotato politico chiaro e preciso.

Gaudí era catalano dalla testa ai piedi e in catalano si esprimeva a costo di ricorrere ad un traduttore per impartire le istruzioni ai suoi operai.
In tarda età arrivò a rifiutarsi di rispondere alle domande che, in tribunale, gli erano poste in castigliano (lo spagnolo).
Nonostante questo suo radicato nazionalismo non si iscrisse mai a movimenti o partiti precisi.

I primi lavori, il suo curriculum

La sua carriera, nonostante abbia preso avvio dalla commessa pubblica dei lampioni che troviamo in bella mostra in Plaça Reial, e successivamente quelli in Passeig de Gràcia, si è sviluppata solo ed esclusivamente nell’edilizia privata borghese.
Dei suoi innumerevoli progetti pubblici ci rimangono solo gli incartamenti mai realizzati.

Il riconoscimento, negato a livello ufficiale, Gaudí l’ottenne dai mecenati privati che avevano in lui intravisto il genio.
Una delle più grandi imprese architettoniche di Barcellona gli arrivò nel 1881 dall’Asociación Espiritual de Devotos de Sant José che acquistò il terreno che sarebbe dovuto servire alla costruzione di una chiesa: la Sagrada Familia.

  

Ebbene sì, molti sconoscono il fatto che proprio questa commissione fu uno dei primi incarichi che Gaudí ricevette ancor prima di cominciare con l’esecuzione dei suoi spettacolari progetti come Casa Vicens, la casa di campagna El Capricho o Palau Güell.

Fu infatti sotto l’ala protettiva del mecenate Güell che l’architetto diede vita a alcune delle sue più celebri strutture come i Padiglioni Güell, il Palau Güell e il Park Güell, dove natura, scultura e architettura si confondono in piena armonia.

A Barcellona è possibile vedere 14 opere fondamentali della sua idea di architettura.
La cronologia ci permette anche di scoprire la sua evoluzione stilistica che è passata dal periodo “moresco” a quello “gotico” fino a dichiarare in modo espressivo un suo stile personale che lo identifica anche nei suoi colleghi a seguire.

1878 – i lampioni di Plaça Reial
1883 – Casa Vicens
1883 – assegnazione del progetto alla Sagrada Familia
1884 – i padiglioni per le scuderie della Finca Güell
1886 – Palau Güell
1888 – Colegio de las Teresianas
1898 – Casa Calvet
1898 – la Cappella della Colònia Güell
1900 – Casa Bellesguard
1900 – Park Güell
1901 – Porta Miralles
1904 – Casa Battló
1906 – Casa Milà
1909 – Scuole presso la Sagrada Familia

Lo stile moresco ed il periodo gotico

L’amicizia con il fabbricante di laterizi Manuel Vicens e la conseguente commessa di progettargli una casa ci consegna un’idea degli elementi stilistici che hanno influenzato Gaudí ovvero l’arte moresca già ampiamente nota in tutta la penisola iberica.
Non si tratta di una imitazione dell’arte moresca vera e propria: il tetto ricoperto di piccole torri che ricordano i minareti delle moschee e le decorazioni a maioliche che richiamano i motivi a filigrana degli edifici arabi sono semplici ispirazioni che danno vita a elementi del tutto originali.

Il legame stilistico più adeguato è con il “mudéjar” una espressione artistica che condensa l’architettura spagnola con quella araba.

L’elemento più caratterizzante di questo stile è l’utilizzo del ruvido mattone abbinato alle piastrelle di ceramica dove l’uso della maiolica introdotto da Gaudí darà vita in Catalogna ad una vera moda.
L’elevato costo dello sviluppo di Casa Vicens, che stava per portare la proprietà alla rovina, venne ampiamente ripagato in quanto il fabbricante di laterizi era anche il più importante produttore di maioliche.

L’impostazione decisamente più rigorosa dello stile gotico provenne invece dall’adeguamento costruttivo con archi acuti nei suoi successivi lavori: già il progetto originario della Sagrada Famiglia di Francisco de Paula y Villar affidato a Gaudí in fase già avviata, così come i padiglioni per le scuderie della Finca Güell e il Palau Güell denotano il radicale cambiamento di rotta stilistica.

Si può affermare senza dubbio che la Sagrada segnò un vero e proprio spartiacque non solo stilistico ma anche spirituale mettendo fine anche agli atteggiamenti dandysti del passato e portandolo a dedicarsi solo ed esclusivamente alla sua passione: l’architettura.

 

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