Joan Miró, surreale da non perdere!

Pittore, scultore e ceramista barcellonese è riconoscibile a prima vista!
Joan Miró, nato nel 1893: la sua presenza nella mia TOP 5 degli artisti è motivata dal fatto che rispecchia appieno la stravaganza di questa città.
Cominciò a disegnare dall’età di 8 anni ma consiglio del padre intraprese gli studi commerciali.
Se l’architettura in quel periodo storico era un’arte ben vista e comunque con alte aspettative remunerative, il disegno di certo era un’arte molto aleatoria.
Fortunatamente la lungimiranza della famiglia, non volendo tarpare l’estro del giovane Joan, consentì di fargli frequentare privatamente un corso di disegno.

All’età di 17 anni lavorò come contabile in una drogheria finché un esaurimento nervoso non lo portò a dedicarsi a tempo pieno all’arte.
Fu proprio questo lungo periodo di convalescenza che consolidò la sua vocazione.

Il rientro a Barcellona nel 1912 iniziò con la frequentazione dell’Accademia Galí per poi proseguire al Circolo Artistico di Sant Lluc.
Negli anni successivi affittò uno studio entrando in contatto con personalità nel mondo dell’arte e scoprendo il fauvismo, il movimento artistico d’avanguardia, che nella prima parte del Novecento, inserendosi nella tradizione impressionistica francese, fu di grande importanza nell’evoluzione dell’arte.

Parigi, la crescita

Completamente fagocitato dalla comunità artistica di Montparnasse trovò casa a Parigi nel 1920, conoscendo Pablo Picasso e il circolo dadaista di Tristan Tzara.
Cominciò dunque a delinearsi il suo stile assolutamente originale, certamente influenzato dai dadaisti, ma che trovò sviluppo verso l’astrazione e il surrealismo.

Nel 1926 la collaborazione con Max Ernst per la celebre scenografia di Romeo e Giulietta e l’anno successivo, con il trasferimento nella Cité des Fusains, nel 18mo Arrondissement parigino, ebbe come vicini, oltre ad Ernst, anche i pittori francesi Jean Arp e Pierre Bonnard.

Ma fu nel 1928 grazie all’esposizione nella galleria Georges Bernheim a divenire famoso.
L’anno successivo sposò Pilar Juncosa e la famiglia crebbe con la nascita dell’unica erede nel 1931, María Dolores.

La sperimentazione artistica di Miró, lavorando a litografie, acquaforti e sculture è più viva che mai!
Non fosse che con lo scoppio della Guerra civile spagnola del 1936 l’artista tornò a Parigi, raccogliendo fondi per la sua causa repubblicana, ma l’invasione nazista della Francia lo fece rientrare in Spagna stabilendosi a Maiorca.

André Breton, fondatore della corrente artistica surrealista lo definì

il più surrealista di noi tutti.

Non a caso il suo stile andò sempre più “marcandosi” dimostrando anche un certo disprezzo per la pittura convenzionale: non mancano i suoi numerosi scritti ed interviste dove espresse il suo desiderio di “ucciderla”, “assassinarla” o “violentarla” per consegnare alla gente nuovi mezzi di espressione.

Solo verso il 1944, coincidente con la morte della madre, Miró iniziò a dedicarsi a lavori in ceramica ed a sculture di bronzo.

La celebrità

Alla Biennale di Venezia, anno 1954, vinse il premio per la grafica e quattro anni dopo il Premio Internazionale Guggenheim.
Le sue esposizioni in giro per il mondo, soprattutto verso gli Stati Uniti, sono numerose e la sua fama è riconosciuta universalmente.
L’Università di Harvard nel 1968 gli conferisce la laurea honoris causa ma per i riconoscimenti in patria l’artista dovette attendere però la caduta del franchismo.
Siamo nel 1978 e Miró con i suoi 85 anni riceve la Medalla d’Or de la Generalitat de Catalunya, l’anno successivo all’Università di Barcellona la laurea honoris causa, nel 1980 la medaglia d’oro delle Belle Arti dal re di Spagna Juan Carlos e l’anno successivo la medaglia d’oro di Barcellona.

Filantropo non per caso!

Nel 1972 ebbe l’intuizione di creare la Fundació Joan Miró, proprio a Barcellona, nel parco del Montjüic, per garantire la conoscenza dell’arte contemporanea oltre a consentire che le sue opere fossero sempre a disposizione del pubblico.
Racchiude oltre 10.000 opere tra dipinti, sculture e tappezzerie oltre a disegni, progetti e schizzi.

Aperta ufficialmente nel 1975 nella struttura architettonica costruita dall’amico Josep Lluís Sert, è uno spazio aperto con grandi terrazze e ambienti fruibili in piena libertà dei visitatori.
L’ampliamento alla fine degli anni ’80 ha permesso di avere anche una biblioteca ed un auditorium.
La grande attenzione della direzione del museo ha portato alla possibilità di utilizzare i QRpedia, una tecnologia che permette ai visitatori di leggere la voce di Wikipedia riguardante l’opera, nella lingua che preferiscono, direttamente sul posto.

In età avanzata Miró produsse sempre più.
La magnifica Murales del Sole e della Luna presso il palazzo dell’UNESCO a Parigi è una fra le tante ultime produzioni.

Se volete ammirare a cielo aperto una delle sue opere dovete recarvi al Parc Joan Miró, proprio dietro al centro commerciale Arenas, a due passi da Plaça d’Espanya.

Alta 22 metri, troverete la Dona i ocell (la donna e l’uccello) una struttura che ricorda chiaramente un fallo maschile e che sul lato del cilindro riporta una incisione verticale nera, che ci fa pensare all’organo sessuale femminile.
Il cilindro in alto, interpretato come un bambino avvolto in fascia è sovrastato da un uccello o da una luna, ci parla chiaramente della connessione della vita umana con la natura e le stelle.

Donna e uccello è stata progettata e costruita nel momento in cui Barcellona ha sperimentato diversi progetti di rinnovamento urbano, quando il Consiglio Comunale invitò architetti ed artisti di fama a partecipare per rinnovare l’immagine della città.
Joan Miró venne designato per dare il “benvenuto” ai visitatori indipendentemente dal mezzo di trasporto: via terra, acqua o aria.

Ci lascia lo stesso anno in cui questa installazione prese vita: il 1983 all’età di 90 anni.
Il suo ricongiungimento con la città di Barcellona avviene definitivamente con la sepoltura nel cimitero di Montjüic.

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