CATALOGNA, non SPAGNA!

Provate a dire ad un barcellonese che è spagnolo!
Provate a dirgli che il catalano non è una lingua!

Io eviterei solamente di pensarlo: non tanto in città come Barcellona, dove il bilinguismo convive in modo naturale e senza troppe distinzioni. Se capitate dalle parti di Girona, Lérida, Vic o Reus incontrerete giovani che faranno fatica a parlarvi in castigliano (la comune lingua spagnola).
Se tanti anni fa il catalano era la lingua “dei cortili” ora lo incontriamo negli uffici, nelle scuole (dove è materia!), nelle banche…

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fonte: http://www.limesonline.com

Leggendo qua e là mi salta all’occhio un articolo dove si “vocifera” che il vero guastafeste fu un tal Cristoforo Colombo… Scopriamo perché.

1714

Per spiegarvi il significato di questo anno così remoto (ma così tanto vivo nell’anima dei catalani) dobbiamo necessariamente tornare indietro di mille anni quando nel 801 l’impero carolingio strappò ai Mori la città di Barcellona.
Durante il tardo medioevo iniziò a svilupparsi un sempre più marcato sentimento indipendentista dall’impero carolingio: inizia a diffondersi una “cultura Catalana”.
Un matrimonio reale tra Barcellona e Aragona ne sancì l’unione territoriale trasformando la città in “base navale” della Corona d’Aragona.
Il regno di Aragona intorno al 1500 era dunque uno degli stati più potenti d’Europa con un dominio esteso fino alle isole italiane.

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fonte: slideplayer.it / Dott.ssa Lidia Carol Geronès e Prof. Andrea Zinato

Un altro matrimonio, forse ben più importante nella nostra memoria scolastica, nel 1469, pose le basi per l’unificazione della Corona di Spagna con l’annessione dell’emirato di Granada.

Ma il vero grande inizio del ri-sentimento ebbe con lo spostamento del potere politico verso la Castiglia: il periodo storico è tra i più importanti. Siamo nel decennio successivo alla scoperta del nuovo mondo.
Che sia veramente colpa di Cristoforo Colombo tutto questo ardore che i catalani vivono da così tanti secoli? Non credo, altrimenti quella bellissima colonna al termine della Rambla non esisterebbe…

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In realtà fino alla Guerra di Successione Spagnola (anno 1701-1714) la regione catalana possedeva una certa indipendenza anche in ambito politico: l’11 settembre del 1714 la città cadde sotto il controllo di Filippo V decretando la fine delle principali tradizioni e delle istituzioni politiche, nonché delle strutture territoriali medioevali come la corona di Aragona ed il principato di Catalogna con una progressiva perdita d’uso della lingua catalana.

Colonie americane, Napoleone e guerra Civile

Siamo già nel diciottesimo secolo quando Castiglia perde il “monopolio” commerciale sulle colonie americane; l’occupazione delle truppe napoleoniche, come in buona parte d’Europa, avvia un animato periodo economico ed industriale. Questi due eventi segnano la vera ripresa della regione catalana dandole sempre più maggiore importanza economica e quindi anche culturale recuperando autonome e soprattutto l’uso ufficiale della sua lingua.
La fine della Seconda Repubblica spagnola decretata con la guerra civile del 1936-1939 e l’avvento della dittatura franchista cancellò nuovamente l’autonomia dichiarando la lingua catalana illegale!

Anche i dittatori muoiono (nel caso di Francisco Franco, nel 1975) e la Catalogna votò per la formazione di una nuova democrazia spagnola, seppur unita e indivisibile dalla Spagna, e di un suo governo autonomo.

Oggi, ma nel passato!

Le rivendicazioni nazionalistiche, autonomistiche ed anche indipendentistiche derivano proprio dalle specifiche linguistiche e culturali che rimasero sopite fino al 2000: con il consenso del primo ministro Zapatero nel 2006 in Catalogna si votò il nuovo Statuto di autonomia (seppur successivamente indebolito dalla Corte costituzionale).

Da allora il desiderio dei catalani di separarsi da Madrid è tornato più vivo che mai: sempre più con l’elezione del presidente della Catalogna nel 2016, Puigdemont, apertamente indipendentista. E’ stato lui lo scorso giugno ad annunciare il referendum fissato per il 1° ottobre 2017 e che in questi giorni sta animando tutta la regione con scontri e manifestazioni.

“Vuoi che la Catalogna sia uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?”

E’ questo il quesito che la Corte costituzionale ha nuovamente respinto, bloccando tutto sostenendo che il referendum sia contrario a quanto stabilisce la carta fondamentale ovvero che “la Spagna è una e indivisibile”.
Legalmente è vero che il referendum non si dovrebbe tenere nonostante la giunta catalana continui a sostenere il contrario ed il popolo barcellonese (e non solo) lo chieda a gran voce.
La “guerra” tra Madrid e Barcellona da cavalli e cavalieri a flotte e invasioni, passa sul piano politico, diplomatico non senza colpi di sentenze, arresti e manifestazioni: il primo ministro Rajoy (centodestra) sta facendo di tutto per impedire il referendum.

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fonte: http://www.corriere.it

Su ordine di un giudice sono stati arrestati 14 funzionari del governo catalano intenti nella preparazione del referendum tra i quali anche il vicepresidente della giunta catalana e sequestrati oltre 1,3 milioni di volantini di propaganda separatista con le informazioni di voto.

Ora, provate a dire ad un barcellonese che non è catalano!
Provate a dirgli che il catalano non è la sua lingua!

 

 

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