LA CASA DI BARCELLONA: CASA BATLLÒ

Aperta 365 giorni l’anno, dal lunedì alla domenica dalle 9:00 alle 21:00, con ultimo ingresso alle 20:00 e nei mesi da Aprile ad Ottobre anche con aperture speciali serali (con concerti di artisti catalani in compagnia di un bel flut di Cava) questo monumento cittadino è facilissimo da trovare: stiamo passeggiando lungo il Passeig de Gracia, a piedi da Plaza Catalunia neanche 10 minuti e vi accorgerete di essere arrivati probabilmente dalla gente assiepata all’ingresso.
Durante l’attesa, per fare i biglietti, ma pure per entrare, avrete tutto il tempo per ammirare l’esterno di questo palazzo che in origine era tutto linee perpendicolari e balconi dalle sagome tradizionali. La famiglia Batllò diede nelle mani di Antoni Gaudì, allora cinquataduenne, l’intera proprietà: il suo progetto di ristrutturazione ovviamente avrebbe trasceso l’accademismo architettonico della metà del XIX secolo. Oltre che a “cambiare” i connotati del palazzo, donandogli altri due piani, e conferendogli l’originale facciata che tutti ben conosciamo, diede funzionalità particolari come l’illuminazione e la ventilazione che divengono così i due cardini fondamentali per condurre una vita confortevole e sana in questo palazzo residenziale.
Ma siamo in coda, circondati da cittadini di mezzo mondo, tutti a faccia in su ammirando così tante stranezze da non capire esattamente se stiamo entrando in una casa incantata, magica, o in un museo particolare. In effetti tutto questo è Casa Batllò. Se siamo all’ingresso le colonne ci sembreranno enormi zampe di elefanti… ed è solo l’inizio! Qui gli elementi zoomorfo e fantastico sono armonicamente miscelati ad strutture riprese dall’art nouveau e in qualche modo pure dall’arte gotica.
Gaudì non si curò affatto di rettificare il progetto su indicazione delle autorità: all’interno dell’edificio costruì un mezzanino e nella mansarda altre due stanze non previste. Esisteva un disaccordo apparentemente formale con il genio civile (oggi giorno il catasto) in quanto Gaudì concepiva la sua architettura in corso d’opera. Egli forniva come progetto solo degli schizzi con poche informazioni riguardo l’edificio da costruire, in questo caso da ristrutturare. Ma anche questo divenne il suo modo di costruire.
Della facciata originale Gaudì cancellò ogni singola traccia lasciandoci in posizione originaria solamente le finestre. La completò con l’aggiunta di piccoli balconi dalla sagoma buffa, riconducibili a maschere osse o di carnevale… In tutto il progetto mancano spigoli, linee rette, tutto armonicamente sinuoso. I mattoni, che Gaudì sa utilizzare in modo magistrale non compaiono mai, sempre celati da decorazioni in “trencadis”, in tutta la casa, dentro e fuori.
Il disegno della facciata principale cancellò ogni traccia del precedente progetto mantenendo però la originaria disposizione delle finestre, modellate e inglobate in quella onda che con i riflessi del sole ci incantano in una continua estasi.
Nella parte centrale della facciata, invece, è evidente il grande effetto di luminescenza attraverso la collocazione di dischi di maiolica frammentata e di vetri istoriati di diverse dimensioni e forme. La parte alta è invece interamente ricoperta da tegole di ceramica vetrificata e poi colorata, che sembrano squame di un rettile…

La tribuna del piano nobile, qui sopra illustrata, è l’elemento caratterizzante. Tanto dall’interno ma l’effetto esterno è stupefacente. E’ interamente realizzato in pietra arenaria e composta da cinque aperture tonde intervallate da colonne che sembrano ossa: queste finestre sono dotate di un particolare sistema meccanico-manuale di apertura tale da permettere una perfetta areazione dell’ambiente. I telai della grande finestra sono in legno e nella parte superiore, per creare un effetto di riparo dai raggi solari, sono state create delle vetrate colorate.
Dal secondo al quinto piano troviamo i balconi: questi nel progetto originario non figuravano e solamente in termine di costruzione furono aggiunti. Hanno la forma di teschio, di conchiglia… ognuno ci vede qualcosa. Inconfondibile il richiamo ai colori carnevaleschi e quindi alle maschere veneziane. Al sesto piano abbiamo un unico balcone centrale a forma di fiore.

Infine il tetto: la parte che guarda la strada è in ceramica cangiante, dal rosa al bluetto al verde. La sua linea arcuata che si snoda per tutta la larghezza dell’edificio aumenta l’immaginazione. Si ha l’impressione di essere di fronte ad una creatura mitologica, pronta a staccarsi dalla realtà per farci immergere nei nostri sogni e visioni. La casa proiettandosi verso l’alto si restringe gradualmente ed il tetto è una sorta di cappuccio ornamentale con una torretta particolare. Il pennacchio a forma di croce orizzontale divenne il simbolo distintivo di Gaudì stesso.
Ora è il nostro turno per entrare…
VIVA GAUDÌ, VIVA BARCELONA!

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